Pochi anni fà, ho avuto l’opportunità di partecipare ad un workshop di una giornata, condotto da un noto psicoterapeuta, che si intitolava proprio cosi’. Io ero stato suo paziente qualche anno prima, ed all’interno del suo intervento avevo avuto uno spazio tutto mio dove raccontavo ai partecipanti come, grazie ad un percorso fatto appunto di psicoterapia, recitazione ed altro, ero riuscito a scardinare la paura di parlare in pubblico. Avevo portato, perciò, a quelle persone (sostanzialmente,aspiranti psicologi e psicoterapeuti, ma non solo) la mia personale esperienza, e ricordo che, qualche istante prima di prendere posto vicino al conduttore per cominciare il mio intervento e durante le prime battute di esso, provai una strana emozione dentro me, un misto di orgoglio, gioia, stupore anche…emozioni che mi avvolgevano, mi cullavano, mescolandosi al sapore forte e deciso della Golia active plus che avevo masticato fino a pochi attimi prima! Erà ciò quello che provavo, mentre mi guardavo, (come se in un certo senso fossi al di fuori di me, nell’angolo opposto di quella sala), padroneggiare la situazione, una situazione che fino a pochi anni prima mi avrebbe gettato nel panico. Il titolo dato a quella giornata,”Io parlare in pubblico? Nemmeno se mi ammazzi!!”, è certamente iperbolico e provocatorio, ma a pensarci bene nemmeno troppo; secondo recenti statistiche infatti, la paura di parlare in pubblico è una delle primissime fra quelle che affliggono la popolazione mondiale, e precederebbe addirittura la paura di morire. Ne consegue, sempre un pò provocatoriamente, che, ad un ipotetico funerale, molti preferirebbero trovarsi nella parte del defunto che non in quella dell’amico o del conoscente che legge l’orazione funebre! Secondo una statistica anglosassone invece, la paura di parlare in pubblico sarebbe la seconda paura, preceduta soltanto dalla paura dei ragni.
Naturalmente, non mi interessa granchè stilare una graduatoria di paure, fobie ecc., quanto invece ribadire che la paura di parlare davanti ad altre persone, di esprimere un’idea, un concetto sia una paura molto diffusa. O, se non proprio una paura, sia comunque un’esperienza che molti di noi associano ad emozioni negative, tipicamente disagio, imbarazzo, vergogna. Nuclei importanti della propria persona e dell’immagine che si ha di sè sembrano essere coinvolti in circostanze collegate al “public speaking”, e, secondo la prospettiva cognitivo-comportamentale, diverse organizzazioni cognitive si attiverebbero attivando, a loro volta, correlati emotivi e comportamentali talvolta percepiti dal soggetto con un senso di pericolo e minaccia.
Tutto sembra partire dall’infanzia, da quando ci siamo trovati in una situazione di esposizione ad un pubblico, magari perchè costretti, in cui abbiamo provato una di quelle emozioni negative di cui sopra:potrebbe essere stato il momento in cui abbiamo dovuto leggere la letterina di Natale davanti a tutti i parenti e mentre i genitori ci dicevano che non l’avremmo mai letta bene come il cuginetto Filippo, oppure potrebbe essere stato il momento in cui dei compagnucci di asilo ci hanno derisi perchè non sapevamo giocare bene o quello in cui ad un’interrogazione abbiamo balbettato e con la coda dell’occhio vedevamo l’immancabile secchione primo della classe che, al primo banco e con il suo pullover di cachemire ed i suoi occhialini spessi, ci guardava con aria di superiorità. Insomma, il condizionamento può essere avvenuto in mille momenti diversi ed in mille modi diversi, quello che a noi interessa adesso non è tanto sapere quando siamo stati condizionati a temere qualcosa, quanto conoscere come non esser più condizionati a temere quella data cosa. Una delle più grandi trappole a cui conduce spesso la paura di parlare in pubblico è infatti quella dell’evitamento: poichè si teme di provare emozioni come quelle che un tempo ci fecero sentir cosi’ male, allora si evita di esporsi, di dire la propria, trincerandosi dietro un calcolo edonico a breve termine dove, al sollievo iniziale di non essersi esposti, consegue inesorabilmente un fardello peggiore di disagi che la persona arreca a sè stessa, come giudicarsi un vigliacco, diventare sempre più pauroso di affrontare circostanze simili, non fare alcunchè per il proprio progresso personale. Durante quel workshop ricordo un uomo di mezza età che, durante la pausa, si confidò con me, esternandomi ammirazione e confessandomi di essere un brillante uomo d’azienda la cui carriera era stata però drasticamente limitata dalla paura di esprimere le proprie idee in pubblico. Aveva sposato, per anni, una condotta permanentemente evitante ed il risultato era che gran parte delle sue potenzialità di crescita e guadagno fossero rimaste inespresse. L’evitamento a volte diventa un’arte, spesso infallibile:secondo alcune testimonianze esistono persone, terrorizzate dalla sola idea di parlare in pubblico, che sono diventate geniali nell’escogitare le soluzioni più strampalate ma spesso efficaci per evitare di rimanere coinvolte in una riunione, convegno o conferenza che sia, per cui dopo anni trascorsi all’interno di aziende od organizzazioni e dopo aver sempre evitato di parlare in pubblico, riescono ancora a mascherare la loro paura. Ma dove può portare un atteggiamento di tal tipo? Tutti noi siamo necessariamente sottoposti a situazioni di public speaking, a partire da quando andiamo a scuola e siamo interrogati oppure in mezzo agli amici raccontiamo una barzelletta. Nel mondo più competitivo di oggi, certe capacità sono richieste non solo ad un avvocato o ad uno speaker, ma anche ad un semplice impiegato spesso alle prese con riunioni e corsi di formazione.
La strada dell’evitamento non è dunque quella da consigliare:a noi non interessa diventare maestri di camuffamento delle nostre emozioni, bensi’ maestri di conversazione e di dialogo con le nostre emozioni; non ci interessa nasconderle o negarle, ma comprenderle e manifestarle. Se questo poi, specie nel momento iniziale di un approccio differente alle nostre emozioni, può provocarci dei momenti di disagio ed imbarazzo, bè…chissenefrega!
Tornerò presto su alcuni meccanismi afferenti dinamiche di public speaking, ma soprattutto tornerò a dire qualcosa in più su una straordinaria esperienza che io ed il mio amico Luigi Miano siamo pronti a vivere ed a condividere con quanti lo desidereranno:dopo diversi corsi di public speaking frequentati in giro per l’Italia e dopo le numerose esperienze teatrali che io e Luigi abbiamo condiviso, siamo ormai prossimi a realizzare la nostra personale creazione in tema di superamento della paura di parlare in pubblico, un’esperienza del tutto nuova, creativa e coinvolgente, dove domineranno la scena le nostre esperienze teatrali (la trasmissione delle tecniche teatrali può avere un impatto enorme su questa paura) e le nostre esperienze personali. Oltre alle tecniche vere e proprie di public speaking. Vi aggiornerò presto.
Buonanotte di cuore a Voi tutti.
Fabrizio


